Catalano e Spagnolo, l’importanza della questione linguistica a Maiorca

Catalano e Spagnolo, l’importanza della questione linguistica a Maiorca

Catalano e Spagnolo, o per meglio dire, Maiorchino e Spagnolo. La questione linguistica a Maiorca e il senso di indentità di questa bellissima isola.

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Catalano e Spagnolo, due lingue e due culture. Due lingue che convivono in un’unica terra, un’isola ad essere precisi, e nemmeno di grandissime dimensioni. Chi arriva a Maiorca, pur non conoscendo una parola di spagnolo (né di quel gran mistero che è il catalano), si rende conto in un attimo che le scritte “ufficiali” sono ripetute due volte.

All’aeroporto si segue allo stesso tempo una freccia che indica “recogida de equipajes” e “recollida d’equipatges“, poi c’è “salida” con “sortida” e “aseos insieme a serveis“.

Benvenuti nell’isola della duplicità! E buona fortuna (ma anche buon divertimento). La questione linguistica catalano e spagnolo è uno dei temi centrali di conversazione, a ogni livello, dal bar al Parlamento.

Tra i non-maiorchini c’è chi ancora non ha chiaro che si tratti di due lingue diverse, come possono essere lo spagnolo e l’italiano, per intenderci, e si ostina a non capire il senso della doppia lingua, e c’è chi a priori condanna l’uso del catalano perché lingua minoritaria e perché Maiorca è in Spagna.

Tra i maiorchini invece, c’è uno zoccolo duro che rifiuta lo spagnolo, e non si mostra indulgente nei confronti dell straniero che lo parla. Questa categoria preferisce che gli si parli in inglese (indipendentemente dalle sue abilità nella suddetta lingua), o in qualsiasi altro idioma non ispanico, piuttosto che soccombere al linguaggio del Regno di Castiglia. Sono in pochi. Però ci sono.

Da stranieri sull’isola bisognerebbe imparare a rispettare una terra che non è solo mare, spiagge splendide e miglioraramento del proprio stile di vita (perché “a Maiorca si vive bene”). Maiorca è prima di tutto un’isola dalla storia ricchissima, con le sue tradizioni e la sua cultura, e il catalano (maiorchino), ne è il mezzo di trasmissione.

La lingua è il fattore più importante nell’identità di un popolo, e rispettare un luogo in cui si è accolti non significa solamente non buttare le carte per terra. Il rispetto per l’ambiente include anche il rispetto per le persone, che di questo ambiente sono parte integrante. E la lingua è parte dell’identità di queste persone.

Se guardiamo all’uomo come essere pensante, possiamo affermare che la lingua è l’uomo, e che non vi è differenza tra uomo, pensiero e parola. La parola vicola il pensiero e lo mette in connessione con il mondo, permettendogli di conoscerlo e di comunicar-lo.

Per questa ragione non si può passare sopra a una lingua come se fosse il colore di un vestito, e minimizzare l’importanza del maiorchino in quanto lingua minoritaria.

L’estremismo non è sano in nessun caso, per questo c’è una cosa chiamata buon senso che dovrebbe aiutarci ad agire nel miglior modo possibile in ogni circostanza. Se imparare lo spagnolo è prioritario a livello personale, perché è la seconda lingua più parlata al mondo e a Maiorca è lingua ufficiale, si può comunque fare lo sforzo di dire un “adéu” o un “gràcies” per salutare e ringraziare. Piccoli passi di riconoscenza verso una terra che accoglie ogni anno turisti di tutto il mondo dandosi in tutta la sua bellezza.

Se ci si sofferma un po’ sulla questione linguistica, con un atteggiamento costruttivo, si scoprirà che tra catalano e spagnolo, è il catalano ad avere la più alta percentuale di somiglianza con l’italiano, sia a livello di vocabolario che di struttura linguistica. Non è un caso che i catalano parlanti raggiungono livelli di eccellenza nella conoscenza della nostra lingua.

Imparare una lingua nuova è un enorme arricchimento, minoritaria o globale che sia. È uno strumento in più per conoscere ed allo stesso tempo è conoscenza.

Un consiglio, più sorrisi e più “bon dia” e “bona nit” per tutti.

 

 

 

 

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